Parlare di dolore: perché farlo cambia tutto

Perché semplicemente di stare zitta mi sono stancata!
Sono stata in silenzio per troppi anni, perché “i panni sporchi si lavano in casa”, perché essere malati voleva dire essere fragili. E la fragilità, quella, non andava mostrata.
L’ho capito tardi, ma l’ho capito: stare zitta non era la strada giusta.
Perché a essere sbagliata non ero io.
Erano loro, quelli che pensavano che lo fossi.
Quando ho iniziato a parlare mi sono messa in gioco, con tutta me stessa.
Ho avuto paura, sì soprattutto vivendo in un piccolo paese di montagna dove lo sport nazionale è chiacchierare e giudicare gli altri senza sapere davvero come stanno le cose.
Ma iniziare a parlarne mi ha liberata.
Mi ha tolto le maschere che la società mi aveva insegnato a portare.
Ho abbattuto i muri dell’ignoranza e ho iniziato a far capire com’è davvero vivere con una rettocolite ulcerosa.
Che no, non è “solo un mal di pancia”.
È una malattia che ti toglie tutto, ti piega dentro e fuori, e ti mette costantemente alla prova.
Parlarne fa bene a te e agli altri.
Perché le persone intelligenti iniziano a capirci, a comprenderci, a guardarci con occhi nuovi.
E piano piano saranno sempre di più.
Gli ignoranti resteranno indietro, dove meritano di stare.
Parlare cambia tutto.
Fallo per te.
Fallo per me.
Fallo per chi verrà dopo di noi.
Perché solo così le cose potranno davvero cambiare.
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